martedì 8 dicembre 2009

Violenza nelle scuole…

Non facciamo di “un erba un fascio”… sicuramente sono casi isolati e non tutti gli studenti di questi istituti coinvolti sono uguali.
E’ necessario isolare questi studenti e dare a loro delle punizioni esemplari ma socialmente utili.

domenica 8 novembre 2009

“Il crocifisso va esposto in tutte le aule scolastiche”


E’ noto che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche è espressamente prescritto da due disposizioni: l’art. 118 R.D. 30/04/1924, n. 965 e l’art. 119 R.D. 26/04/1928, n. 1.297; norme che, sebbene risalenti nel tempo, sono tuttora in vigore, come confermato dal Consiglio di Stato, nel parere 27/04/1988 n. 63 (II Sezione); non contrastano per nulla con le norme contenute nel Trattato e nel Concordato tra l’Italia e la Santa Sede, come annotato dallo stesso parere; e non sono state abrogate dalla Costituzione italiana, come la giurisprudenza amministrativa ha più volte dichiarato. Non solo. Alla stregua di siffatta giurisprudenza (vedasi T.A.R. Veneto, I Sezione, sent. n. 1.110/2005), le cennate disposizioni non contemplano solo il dovere per l’amministrazione di acquistare i crocifissi per le aule scolastiche, ma pure di esporli. Dovere che, in virtù di quella giurisprudenza, non può essere lasciato alla valutazione della singola scuola, in quanto non consentito dal dato normativo, come annotato da quella giurisprudenza.

Si chiede pertanto cosa intenda fare la nostra Giunta, nonché Assessore all’Istruzione, per far rispettare le norme summenzionate, considerato che il crocifisso, proprio perché segno universale dell’accettazione e del rispetto per ogni essere umano in quanto tale, è simbolo, come sottolinea ancora il T.A.R Veneto citato, non solo “…della nostra storia e cultura”, ma pure “…della stessa laicità dello Stato”.

domenica 18 ottobre 2009

Famiglia e casa. I valori dell'Udc

Redditi, casa, scuola, ricerca, ma soprattutto uomo, famiglia e rispetto per la vita. Questa in sintesi la strada che l’UDC propone ai propri elettori anche per dimostrare di essere rimasta forza politica di peso.
I valori: la persona e la famiglia Il tema centrale del programma si confronta con quelli che sono considerati i valori fondamentali di un "partito laico di ispirazione cristiana". Ecco quindi sottolineare il "rispetto della vita umana dal concepimento alla morte naturale" e quello "della famiglia, intesa come società naturale fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna".
In funzione della difesa di una famiglia tradizionale, le politiche proposte comprendono un "buono affitto" che si tradurrebbe in un contributo alle famiglie di reddito limitato che non riescono a pagare la pigione mensile. Sempre per favorire le giovani coppie che vogliano "sposarsi e formare una famiglia", l’Udc propone anche una cedolare secca del 20% sugli affitti.e azzeramento dell’Ici per chi affitta a canoni concertati. Redditi, la detassazione selettiva Niente tagli minimali dell’Irpef che "rischiano di non essere realmente percepiti dai cittadini e di non aiutare la ripresa economica".
La soluzione proposta è invece una detassazione selettiva pensata soprattutto per le famiglie monoreddito con figli. Ecco allora il raddoppio degli assegni per ogni figlio a carico, la deduzione delle spese per asili nido, scuole materne e libri scolastici e spese mediche deducibili al 100%.
Fra le proposte anche un assegno pari al 60% dello stipendio per i genitori che decidano di restare a casa accanto ai bebé nel loro primo anno di vita.
Scuola, università, ricerca Maggiori investimenti nella scuola pubblica e rialzo degli investimenti nella ricerca dall’1,2% attuale almeno all’1,8% del Pil. Destinare poi una parte dei finanziamenti, variabile fra il 10% e il 15% ai giovani ricercatori per fare emergere i nuovi talenti. Anche i privati devono essere favoriti nell’eventuale contributo alla ricerca con una detassazione dell’investimento, parallellamente a un maggior coinvolgimento delle banche.
Per quanto riguarda l’università, la proposta è quella di bloccare l’istituzione di nuovi atenei, potenziando le strutture esistenti sul modello dei campus americani

sabato 12 settembre 2009

«Grattacielo ottima idea»? ma non scherziamo per piacere.

Per quanto è successo al tempo legato al piano attuativo dell'area ex stazione delle corriere di corso Rosmini, inserito all'ordine del giorno dei lavori del consiglio comunale, è una fortuna che stato stralciato e rimandato a data da destinarsi, probabilmente a dopo il referendum popolare dell'11 ottobre.
La questione più grossa riguarda la realizzazione di un grattacielo al posto dell'ex convento. Il dibattito politico si è acceso da tempo con il Pdl e i Verdi che hanno annunciato ostruzionismo per evitare che venga approvato il progetto voluto dall'amministrazione Valduga - è un problema di competenze e buon vivere.
Come si dice sull'adige dell'11 settembre: "tra i tanti pareri contrari, però, si alza anche una voce fuori dal coro, quella dell'ex assessore Renzo Azzolini, critico con la giunta su molti punti ma non certo su questo. «Devo dare atto a Maurizio Tomazzoni di aver avuto coraggio. Quell'idea è molto valida per un sacco di motivi" - peccato che questi non vengano menzionati - e di fronte ad anni di continui silenzi o rinvii finalmente è arrivato qualcuno che ha la forza di osare per restituire un angolo dimenticato alla città. Mi fa specie che molti critichino la possibilità di edificare un grattacielo. Ma si sono guardati bene intorno? In quella zona non c'è un paesaggio da tutelare, sono tutti condomini alti, sorti senza un ragionamento urbanistico di fondo. Di sicuro un grattacielo non sarà impattante più di quelli già esistenti». - bene visto che abbiamo fatto cose mostruose mi vien da dire continuiamo? ma non scherziamo con i cittadini di Rovereto!!! E' ora di finirla di portare avanti le cose per inerzia!!!
Cominciamo a lavorare con la Testa e con i cittadini!!!

Prove tecniche di grande Centro: Udc, Patt e UPT si studiano. Trentini:”PD? Vedremo”

Le grandi manovre per le elezioni comunali del prossimo anno sono già cominciate. Se a destra Pdl e Lega Nord sembrano aver trovato un accordo di massima sulla corsa a palazzo Pretorio (manca solo il nome del candidato sindaco) nel centrosinistra tutto sembra ancora in alto mare. Da una parte, infatti, c'è il Pd, forte di un larghissimo consenso alle scorse provinciali ed europee, che essendo formalmente il primo partito in città spera di avere potere decisionale. Gli alleati storici, però, storcono il naso e, all'oscuro dal Pd, da tempo si incontrano per definire strategie e sforzi comuni. Upt, Patt e Udc, in altre parole, avrebbero già trovato un assetto funzionale verso le urne di maggio 2010 ma, per il momento, non fanno i conti con Pd e Verdi. Sotto sotto c'è il sogno di poter agganciare il sindaco uscente Guglielmo Valduga che, dal canto suo, se scioglierà la riserva su un suo possibile bis, sarebbe orientato a tirare dritto con l'attuale squadra di governo, le due liste civiche sganciate dai partiti. Michele Trentini, coordinatore roveretano dell'Udc, punta al grande centro, quel partito territoriale annunciato a più riprese dal governatore Lorenzo Dellai che, ovviamente, non fa accenno al Pd. «Non nell'immediato - spiega - perché per noi è importante fissare dei paletti e rimanere con orgoglio al centro. Sulle future alleanze, comunque, si discuterà». Trentini, in verità, preferisce intervenire sull'accordo elettorale stipulato tra Popolo della Libertà e Lega. «Vorrei dire agli amici del centrodestra che prima si trova un candidato sindaco e poi si fa il programma. Personalmente, come coordinatore dell'Udc, direi che, da qui alle comunali, il centrodestra così definito abbia molto da lavorare. Lo inviterei quindi a meditare prima di tutto sulle idee, poi sul programma ed infine sulle persone. Anche perché sembra di capire da queste affermazioni che quando le cose vanno bene allora si va tutti d'amore e d'accordo quando però qualcosa non va ognuno per la sua strada. In tal proposito, sarebbe meglio lasciare perdere gli attacchi personali nei confronti di Michele Michelini da tempo impegnato nel cercare di creare unità fra le parti, interessate a far una buona politica sul nostro territorio. Considerato che la Lega fa riferimento a vecchi progetti risalenti ad almeno sette anni fa, va forse chiarito che le persone cambiano, che le esigenze mutano, che le idee evolvono, che i partiti si riorganizzano. Questo "modus operandi" di far politica lo vedo come una rottura degli schemi attuali per quel che riguarda nello specifico la città di Rovereto».
Per quanto riguarda l'Udc, invece, Michele Trentini conferma che «ha già messo le basi per creare un nuovo progetto politico di coalizione con Upt e Patt, il cosiddetto centro-autonomista-territoriale fondato su tre principi: no primarie, assetto all'interno delle provinciali, stessa dignità all'interno della coalizione. Sono punti ovviamente al vaglio delle rispettive assemblee di partito, da Michele Michelini per l'Upt a Marco Graziola per il Patt.
La pianificazione dei lavori verterà sulla fusione di programmi validi per rivalutare la nostra città di Rovereto». Sull'aspirante sindaco, infine, il leader dell'Udc spiega che «sarà espressione civica ed etica di ciò che la città di Rovereto è». Su accordi allargati con Pd e Verdi, però, il coordinatore dei centristi glissa. «Vedremo, ma l'importante è non sbilanciarsi troppo a sinistra perché noi siamo di centro e i nostri alleati di fiducia, Upt e Patt, pure».
Articolo del 27 luglio sull’Adige pag 15 - Rovereto

domenica 21 giugno 2009

Rovereto è dei Roveretani!!!

Rovereto nel 2010 - la comunità Roveretana è convinta che la stessa città di Rovereto ha bisogno di un nuovo "PROGETTO POLITICO".
Noi cittadini di Rovereto abbiamo il diritto ed il dovere di ascoltare la voce della gente e far si che i bisogni della città diventino la concreta soluzione di questo progetto senza ingerenze esterne.
Rovereto è dei Roveretani che credono e lavorano per una città del futuro che nei prossimi vent'anni o più dovranno portare quel valore aggiunto alla politica che non è l'ordinarietà delle cose ma la straordinarietà che i giovani, i vecchi potranno dare se lavoreranno in modo congiunto con gli stessi obiettivi.

Noi giovani vogliamo rompere "quei schemi" tradizionali che rimangono stabili per anni, ma non si muovono; abbiamo bisogno di quel valore aggiunto che porti la città al centro dell'attenzione regionale, nazionale ed europea mantenendo la nostra identità ma dialogando con tutti.

La cultura, l'arte... sono l'esempio lampante dei cambi epocali, dei momenti in cui si sono rotti degli schemi e si sono aperte delle porte che ci hanno portato a crescere, che ci hanno dato quel valore aggiunto per riconoscerCi diversi ma sempre noi stessi con i nostri valori.

Vuoi cambiare? parliamone

martedì 2 giugno 2009

A forza di parlare di Berlusconi e Noemi si è finiti per oscurare la campagna elettorale delle Europee che non sono un «referendum»

Qui a forza di parlare di Berlusconi e Noemi si è finiti per oscurare la campagna elettorale delle Europee che non sono un «referendum» Silvio sì, Silvio no: si vota per rinnovare il Parlamento europeo: Il luogo dove si discutono e scrivono norme e regolamenti che ormai influenzano più del 70% delle scelte dei governi nazionali.

Per cosa si vota . Si vota per il rinnovo dei rappresentanti italiani nel parlamento di Strasburgo e Bruxelles, dove si svolgono molte sedute, che rappresenta 27 Paesi membri, ed è composto da 736 deputati. Settantadue spettano all'Italia, gli stessi di Francia e Regno Unito. La Germania, la quota più alta, ne ha 99. Malta è il paese più piccolo con 5 seggi.

Le circoscrizioni. L'Italia per le elezioni europee è divisa in cinque circoscrizioni: la nostra è quella dell'Italia nord - orientale che comprende, oltre al Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli - Venezia Giulia, Emilia Romagna.
Nella nostra circoscrizione vengono eletti 13 eurodeputati. Quando si vota. Attenzione qui c'è un inedito: per le Europee 2009 si vota


a partire dalle 15 fino alle 22 di sabato 6 giugno e si continua dalle 7 fino alle 22 di domenica 7 giugno.

Una novità assoluta: le due giorni elettorali sono sempre state tutto il giorno di domenica e il lunedì dalle 7 alle 15. Lo spoglio. Lo scrutinio dei voti delle europee prenderà il via subito dopo le 22 di domenica. Aspettatevi quindi una maratona televisiva notturna. Non dimenticate che oltre alle Europee si vota per i presidenti e i consigli di 62 province e dei sindaci e dei consigli di 4.281 comuni, 30 dei quali sono capoluoghi. Lo spoglio dei voti per queste amministrative si farà a partire dalle 14 di lunedì 8 giugno. I ballottaggi domenica 21 giugno e lunedì 22, assieme al referendum elettorale.

Come si vota. Ognuna delle cinque circoscrizioni ha una scheda di colore diverso. Quella che i trentini avranno tra le mani sabato e domenica prossima sarà di colore marrone. Ci sono le preferenze. Nella consultazione per il rinnovo del Parlamento europeo si possono esprimere le preferenze, fino ad un massimo di tre. Il sistema è quindi completamente diverso rispetto al «porcellum», la legge elettorale delle politiche italiane dove le preferenze non esistono e quindi le liste sono bloccate. Gli elettori potranno quindi avere più «libertà» rispetto alle elezioni politiche.

Al massimo tre nomi . Si fa così: si traccia la «X» sul simbolo del partito e poi si scelgono i candidati scrivendo nello spazio accanto al simbolo o il nome e cognome del candidato o solo il cognome, ma attenti ai casi di omonimia. Non è valida l'indicazione numerica della preferenza. Insomma, se voglio votare il capolista di un partito non posso mettere semplicemente «1», ma devo scrivere perlomeno il cognome dell'aspirante eurodeputato. Altrimenti il voto non è valido. Ricordatevi la tessera. Per votare non dimenticate la tessera elettorale che vale anche per le europee. Chi l'avesse persa può ottenere il duplicato negli uffici comunali aperti fino alla conclusione delle votazioni.

Il sistema elettorale. Anche qui c'è una grossa novità: lo sbarramento al 4%. Le liste che non otterranno il 4% più uno a livello nazionale non avranno rappresentanti a Bruxelles. La nuova legge del febbraio scorso ha mantenuto il sistema proporzionale. Gli elettori. Quello che viene chiamato il corpo elettorale per le elezioni europee è quantificabile in 50.664.596 aventi diritto in tutta Italia, di cui 24.432.720 elettori e 26.231.876 elettrici. Le sezioni elettorali, in tutte le cinque circoscrizioni dello Stivale, saranno 61.225.

venerdì 22 maggio 2009

Moderni socialdemocratici con l'Udc

Il Trentino è autonomista per ragioni storiche e per senso di giustizia, non per spirito di egoismo, o di invidia nei confronti delle aree geografiche limitrofe.
La pubblica amministrazione è trasparente, gli sprechi ci sono ma rispetto ad altre realtà sono pulviscolo, mentre in generale la cosa pubblica funziona: servizi, trasporti, sanità e scuola sono degni di tal nome.
In sostanza questo è un mondo a parte: qui il centrosinistra autonomista stravince perché ha chiuso i conti col passato, è moderno, europeo, moderato, socialdemocratico, convive con un cattolicesimo illuminato e tollerante.
Qui il perno della larga intesa è un centro autonomista, ma la nostra autonomia non ha niente a che vedere con quella della Lega: la nostra realtà è la dimostrazione pratica che si può essere autonomisti senza essere razzisti, senza schierarsi contro gli immigrati, i clandestini, i rumeni.
Scherzi a parte... Ci hanno provato a padanizzare queste terre, ma qui non attacca: i Trentini, mediamente, parlano come mangiano, e se un romeno ubriaco investe qualcuno, è giusto che sconti la sua pena in quanto criminale, non in quanto romeno...

giovedì 14 maggio 2009

Cosa ne pensate del "Grande Centro".

Il Trentino può essere identificato come il vero laboratorio della politica italiana Nazionale.

Anche a Rovereto, come a Trento alle amministrative del 3 maggio e provinciali del 2008 è iniziato un dialogo di Centro tra le forze politiche che hanno un "massimo comune denominatore" : l'UPT, il PATT e noi dell'UDC. Il progetto del nuovo Centro sarà aperto a tutte quelle forze politiche che ne condivideranno i contenuti e che la coalizione valuterà coerente con i propri valori.

Questo porterà ad avere una linea programmatica unitaria che accoglierà quelle che sono le esigenze dei cittadini di Rovereto. I partiti in questo caso saranno garanti del progetto all'interno della coalizione affinchè vengano mantenuti gli obiettivi condivisi e concordati.

Questo inizio lavori oramai partito da qualche mese avrà sfogo in una opportunità per Rovereto di continuità politica con la rottura di quei schemi tradizionali che proietteranno il nuovo governo di Rovereto ad un livello qualitativo sempre più alto.

L'obiettivo non è quello di spaccatura ma di "continuità" nel migliorare il proprio lavoro. Il lavoro sarà proprio quello di costruire, ma non solo, "costruire meglio".
Se nell'attuale governo si sono raggiunti alcuni obiettivi il prossimo dovrà perseguire al meglio i nuovi obiettivi nell'ottica di portare al centro la persona e non il personalismo.

venerdì 20 marzo 2009

Pensiero etico-politico di Antonio Rosmini

il pensiero etico-politico di Antonio Rosmini e il Cattolicesimo Liberale.

Cari Amici,
vi invito tutti per un appuntamento molto interessante il
24 marzo 2009
ore 18.00
a Rovereto
in Piazza Rosmini nr. 5
presso il palazzo della fondazione della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

Saluto caramente tutti con l'augurio di trovarvi in questa occasione.

domenica 15 marzo 2009

Serve la Cultura

MILANO, 16 FEBBRAIO 2009
Serve ancora la cultura?
Galli della Loggia e Luciano Favini alla presentazione dell'ultimo volume del filosofo inglese Roger Scruton

[Pubblicato: 18/02/2009]

Considerata da sempre "il cuore" della formazione umana e disciplinare per la civiltà occidentale, negli ultimi anni la sua trasmissione ai giovani è diventata sempre più difficoltosa. Protagonista della riflessione è quella cultura, la cui necessità è stata provocatoriamente messa in discussione nel titolo dell'ultimo libro di Roger Scruton. Del pamphlet di poco più di cento pagine, pubblicato per Vita e Pensiero, dallo scrittore e filosofo inglese hanno discusso lunedì 16 febbraio, Ernesto Galli della Loggia, docente di Storia contemporanea presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e Luciano Favini, dirigente del Ministero della Pubblica istruzione.

In quest'epoca cruciale e di passaggio, le nuove tecnologie e i nuovi orizzonti culturali non stanno solo modificando la vita dell’uomo, ma anche il concetto stesso di cultura, la sua formazione e la sua trasmissione. «I meccanismi di riproduzione – ha esordito Galli della Loggia – biologici e culturali, che avevano funzionato per millenni, ora non funzionano più perché sono intervenuti degli elementi rivoluzionari rispetto al passato».

Ma è lecito chiedersi se questi nuovi elementi - come ad esempio i vari movimenti di pensiero che si sono affermati negli anni '60 e '70 citati da Scruton -, se possano già entrare a far parte della cultura al pari dei classici o delle opere dei grandi artisti. Su questo punto Galli della Loggia è cauto: «Non è possibile dire con certezza se gli elementi intervenuti nell'ultimo secolo siano tutti degni di trovar posto nella cultura». Una posizione già richiamata dallo stesso filosofo inglese che nel volume non si sbilancia e critica la volatilità degli oggetti ed eroi moderni senza però esaltare il passato in quanto tale. Alla domanda: cosa, dunque, possa considerarsi degno di essere chiamato cultura? Scruton risponde con quelle opere che resistono al passare del tempo, e sono capaci di dire qualcosa dell’uomo a livello universale. Nell’ultimo paragrafo “Raggi di speranza”, come ricordato da Galli della Loggia e da Favini, sono individuate quelle persone che hanno respinto, per dirla con parole di Nietzsche, il nichilismo del XX secolo: ovvero Giovanni Paolo II, correnti filosofiche tipo quella promossa da René Girard in Francia, da Jan Patocˇka in Europa Centrale, da Czeslaw Milosz in Polonia e Aleksandr Solzenicyn in Russia.

Serve ancora la cultura? Scruton ha scritto questo libro per dar voce all’inquietudine di chi con questa domanda mette in gioco tutta la cultura occidentale. Ma è una domanda dai complessi risvolti pratici che, ad esempio, coinvolge necessariamente chi in qualche modo dovrebbe distribuirla, ovvero la pubblica istruzione. «La scuola italiana, come quasi tutte quelle mediterranee, è fatta di contenuti – ha affermato a tale proposito Favini – ma ora si sta uniformando allo stile anglosassone e sta diventando una scuola di competenze». Un cambiamento certo non indolore: «In una scuola di competenze – chiosa Galli della Loggia – non si insegnano cose, ma a fare cose. Il pericolo imminente è che una scuola così progettata produca degli incompetenti perché è rimasta a metà strada fra conoscenza e competenza».

Alessandro Marcato

sabato 14 marzo 2009

Nuovo gruppo Politico di Centro

Ci organizziamo per Rovereto?
Certo! La necessità è quello di creare un gruppo di persone che abbia la voglia di investire il proprio tempo per la comunità di Rovereto. Le tematiche su cui mettere la propria attenzione sono tante ma è necessario dare una priorità affichè i cittadini possano godere al meglio dei servizi di chi governa la comunità.

Come e cosa pensiamo di fare?
partiamo dal cosa...:
1. attenzione alla famiglia;
2. attenzione alla casa;
3. attenzione al lavoro;
4. attenzione alla scuola, e formazione;
5. attenzione alla mobilità;
....
il come dipende dalle risorse disponibili da parte del comune, della Provincia e di possibili partnership con l'impresa privata.

E Voi... se credete che a Rovereto si possa fare qualcosa di utile e/o avete voglia di discutere fatevi conoscere che possiamo fare un percorso politico/etico/culturale assieme.

Ricordo solo una cosa:"in Politica si parla del Bene Comune" ... bene allora non solo parole ma vediamo di muoverci per garantire il Bene della nostra comunità Roveretana.

lunedì 23 febbraio 2009

Ha avuto luogo ieri mattina la recita organizzata dai genitori dei bambini della scuola materna Rosmini



Ha avuto luogo ieri mattina 19 febbraio c.m. la recita organizzata dai genitori dei bambini della scuola materna Rosmini. Non i piccoli ospiti dell'asilo, ma gli adulti, hanno inscenato infatti una commedia per divertire i loro pargoli: si tratta di «Biancaneve e i sette nani», alla cui trama sono stati inseriti altri personaggi fantastici quali Peter Pan e Capitan Uncino, per rendere la recita più dinamica. «Ogni anno il Comitato di gestione organizza un'iniziativa diversa - spiega il presidente Michele Trentini - l'anno scorso, per esempio, abbiamo indetto una sorta di gara podistica per la città. Coinvolgere i genitori nelle iniziative permette loro di vedere l'asilo sotto una nuova luce: non più come un luogo dove «parcheggiare» i bambini, ma come luogo dove interagire con essi». Sono stati coinvolti nell'interpretazione della commedia 16 genitori-attori, un narratore e molte mamme per la scenografia, i costumi e i fiori. Dopo ben due mesi di prove ogni mercoledì, la commedia si è rivelata un grande successo tanto che verrà riproposta domenica al teatro Rosmini. «Di solito, negli asili, i genitori non vengono coinvolti nelle iniziative se non come spettatori - continua Trentini - noi invece facciamo del nostro meglio perchè quest'ultimi siano il più possibile resi partecipi della vita dei loro figli. Per fare questo abbiamo pensato di renderli protagonisti, facendoli esibire come attori in "Biancaneve e i sette nani" per fare felici i loro bambini. Non meno importanti i genitori che, pur non avendo recitato, si sono occupati con grande impegno di costumi e scenografie». Nulla a che vedere quindi con la solita recita scolastica, ma genitori al centro dell'attenzione che, nonostante «l'agitazione da prima serata», hanno offerto a tutti i partecipanti uno spettacolo divertente e ben riuscito. E.C.20/02/2009

Gruppo famiglie - percorso San Paolo

Siamo nell'anno Paolino e quindi è giusto ricordare il percorso di vita di San Paolo -->
SOMMARIO
1. Lettera ai Filippesi 2. Lettera ai Galati 3. Prima lettera ai Corinzi 4. Seconda lettera ai Corinzi 5. Lettera ai Romani 6. Lettera agli Efesini 7. Lettera ai Colossesi 8. Lettere pastorali, le due a Timoteo e quella a Tito 9. Le due Lettere ai Tessalonicesi e la Lettera a Filemone 10. Lettera agli Ebrei

1. Lettera ai Filippesi E’ in parte autobiografica e in parte prelude a molti temi delle altre Lettere. La si legge con una certa facilità e la si può gustare con una lettura pacata e lineare. Lettera ai filippesi Epistola compresa nel Nuovo Testamento, la cui attribuzione a san Paolo non è messa in discussione; è indirizzata ai cristiani dell’antica città macedone di Filippi e risale al periodo di prigionia di Paolo a Roma, tra il 61 e il 63. Alcuni studiosi hanno però anche proposto una datazione precedente (54-57 ca.), quando Paolo era prigioniero a Efeso; altri sostengono che venne scritta durante la prigionia di Paolo a Cesarea di Palestina (58-60). La comunità dei filippesi fu la prima fondata da Paolo nel continente europeo (Atti 16:9-40) e continuò a mostrarsi devota all’apostolo. Nella lettera, divisa in quattro parti, Paolo mette in guardia i filippesi contro i nemici della Chiesa e della fede e li esorta, contro ogni pericolo di divisione, a seguire l’esempio di Cristo e a vivere uniti, in comunione con lui. Il passo poetico che descrive Cristo come servo, incarnato ed esaltato dopo la sua passione, inaugura quella dottrina tripartita (2:5-11) che è uno dei più importanti passi cristologici nella letteratura paolina (vedi Cristologia). Ormai tutti sostengono che si tratti di un inno cristiano prepaolino, che Paolo utilizza prendendolo dal materiale liturgico diffuso nell’antica comunità cristiana. Esistono evidenti connessioni letterarie con il “Carme del servo” di Isaia (53), riferito dai cristiani a Cristo.

2. Lettera ai Galati Dapprima racconta la conversione dell'apostolo e poi passa alla difesa del suo "evangelo", cioè della sua predicazione. Qui i toni si fanno molto polemici, talvolta duri, ma è anche in questo modo che veniamo a conoscere la vera personalità di Paolo. Lettera ai galati Epistola del Nuovo Testamento indirizzata da san Paolo alle chiese da lui fondate nella provincia romana della Galazia, ma non identificabili con assoluta precisione. Gli studiosi fanno risalire la lettera alla metà del I secolo, intorno al 54 d.C., redatta da Paolo durante il soggiorno a Efeso; il motivo della sua stesura fu la crescente influenza esercitata sui galati dagli ebrei convertiti, che predicavano una stretta osservanza delle leggi di Mosè e dei rituali ebraici, diminuendo o addirittura vanificando l’importanza della fede in Cristo come principio fondamentale della salvezza. Per contrastare queste dottrine, che potevano ridurre il cristianesimo a una filiazione dell’ebraismo, Paolo sostiene come tema centrale della lettera che la condizione essenziale della salvezza è la fede in Cristo, non le opere della Legge (capp. 3-5). Diversamente dal testo della lettera, che probabilmente venne dettata a uno scriba, l’epilogo, che ne ribadisce i contenuti principali, sembra sia stato scritto da Paolo di suo pugno (6:11). La lettera ai galati è stata fonte continua di ispirazione per i teologi cristiani, soprattutto per l’esposizione paolina della dottrina della fede. Viene spesso definita la “Magna Charta” della libertà cristiana, poiché in essa Paolo sviluppò la sua dottrina dell’indipendenza del cristianesimo dall’ebraismo e dell’efficacia della salvezza ottenuta attraverso Cristo. La lettera ha anche valore storico per le informazioni autobiografiche contenute nei primi due capitoli.

3. Prima lettera ai Corinzi Tratta ampiamente il tema della Chiesa non in modo astratto, ma a partire dalla situazione storica di quella comunità. Egli passa in rassegna i vari problemi di quella comunità e a ognuno offre una risposta appropriata e puntuale. Viene spontaneo il confronto con la situazione delle nostre comunità ecclesiali. Lettere ai corinzi Due epistole del Nuovo Testamento scritte da san Paolo alla comunità cristiana dell’antica città greca di Corinto. La prima lettera potrebbe essere stata scritta nel 56 d.C. da Efeso durante il terzo viaggio missionario dell’apostolo; la seconda, probabilmente, negli ultimi mesi del 57, da Filippi o da Tessalonica (Macedonia). Secondo la testimonianza contenuta nella prima epistola (5:9) Paolo avrebbe scritto ai corinzi anche una lettera precedente, che però non ci è pervenuta, e un’altra lettera inviata tra la prima e la seconda, anch’essa perduta o difficilmente ricostruibile. Ampio risulta quindi il carteggio intercorso tra Paolo e i corinzi, testimoniato presumibilmente da almeno quattro lettere. Ai tempi di Paolo, Corinto era una delle più importanti città dell’impero romano, poiché fungeva da ponte commerciale tra Oriente e Occidente e attirava mercanti, artigiani e visitatori da tutto il bacino del Mediterraneo. Gli abitanti, provenienti da diversi ambienti culturali, mantenevano molte tradizioni tipiche dei loro luoghi di origine; la comunità cristiana si componeva prevalentemente di gentili. Prima lettera Paolo scrisse la prima lettera ai corinzi con diverse motivazioni: per rispondere ad alcune loro domande riguardanti determinate pratiche sociali e religiose; a causa di notizie secondo cui i cristiani stavano dividendosi in fazioni e tolleravano l’immoralità; per esporre, infine, alcune considerazioni sul tema cruciale della resurrezione. Affrontando per primo il problema delle divisioni interne (capitoli 1-4), Paolo comunica ai corinzi che tutti coloro che predicano e che credono nella parola di Dio sono “collaboratori di Dio” (3:9) e che il fondamento della fede rimane Gesù Cristo. Rivolgendosi poi ai problemi dell’immoralità (cap. 5-6), rimprovera severamente i credenti per aver tollerato pratiche “di un’immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani” (5:1), esortandoli ad allontanare dalla comunità i membri immorali; questa richiesta di Paolo fu all’origine della pratica della scomunica. Tra i numerosi problemi dibattuti nei capitoli 7-14, i più rilevanti sono quelli che concernono il modo di celebrare la cena del Signore e l’impiego dei doni spirituali. Paolo rimprovera ai corinzi la mancanza di carità con cui essi celebrano la cena del Signore (11:17-34), ricordando loro come Cristo stesso si fosse comportato durante la cena, nella quale i cristiani fanno memoria del mistero salvifico della sua morte. Il passo della lettera rappresenta la più antica attestazione del racconto dell’Ultima Cena. Infine, a proposito del valore relativo di alcuni doni dello spirito o carismi (capitoli 12-14), Paolo esalta l’amore, o carità (il termine greco è agápe) come fine ultimo di ogni espressione spirituale personale (cap. 13). Il capitolo 15 riguarda interamente la resurrezione.

4. Seconda lettera ai Corinzi Anch'essa molto autobiografica e perciò tale da introdurci in una conoscenza più diretta del cuore di Paolo. E in essa che ci è offerta l'opportunità di entrare nell'animo non solo dell'apostolo ma anche del credente e del mistico. La seconda epistola ai corinzi presenta molti problemi per gli studiosi, poiché alcuni brani paiono avulsi dal contesto o mostrano un tono nettamente diverso. Subito dopo l’arrivo della prima lettera ai corinzi, sembra che un gruppo di giudeo-cristiani fosse giunto a Corinto dalla Palestina, professandosi cristiano (11:23) e sottolineando le proprie origini israelitiche (11:22); essi si presentavano come “ministri di giustizia” (11:15). Poiché Paolo li definì dapprima “superapostoli” (11:5) e poi “falsi apostoli, operai fraudolenti” (11:13), essi lo attaccarono (11:6-9). Per riaffermare la propria autorità, Paolo visitò Corinto, ma questa visita sembra sia stata breve e dolorosa (2:1), senza sortire conclusioni alla crisi. Contemporaneamente l’autorità di Paolo venne ulteriormente sfidata da alcuni atti di disobbedienza non specificati (2:5-11). Paolo inviò allora una lettera colma d’ira, probabilmente ancora dalla città ionica di Efeso, in cui difendeva appassionatamente il proprio apostolato e chiedeva la punizione della persona che aveva disobbedito. Quando fu informato che i corinzi avevano ricevuto la lettera, a noi però sconosciuta, e avevano obbedito (7:5-8), Paolo scrisse loro un’altra lettera (quella che viene appunto denominata 2 Corinzi) dalla Macedonia, nella quale esprimeva gratitudine e gioia, implorando clemenza per la persona colpevole e punita (2:5-11), e intrattenendosi sulla relazione corretta tra un apostolo e la sua comunità (2:14-6:13, 7:2-4). Alcuni studiosi identificano la lettera “adirata” intermedia, definita talvolta “epistola delle lacrime”, con 2 Corinzi 6:14-7:1, 10-13. L’importanza della seconda lettera ai corinzi risiede soprattutto nei dettagli riguardanti la vita e il ministero di Paolo.

5. Lettera ai Romani Sviluppa e approfondisce la tematica della Lettera ai Galati. Qui le difficoltà potrebbero crescere, ma nessuna paura! Siamo ormai capaci di interpretare correttamente anche questa Lettera, se siamo stati fedeli nel leggere le altre. Lettera ai romani Epistola del Nuovo Testamento, la più lunga delle lettere di san Paolo; composta nel 58, probabilmente a Corinto, era destinata alla Chiesa di Roma. Paolo aveva terminato la sua opera missionaria in Asia Minore ed era in procinto di recarsi a Gerusalemme, da dove sperava di ripartire alla volta di Roma, per poi portare il Vangelo in Spagna. La lettera svolge così la funzione di autopresentazione dell’apostolo e di illustrazione della sua dottrina, poiché Paolo temeva che la sua opera missionaria e la sua concezione del Vangelo potessero essere compromesse dalla predicazione dei cristiani giudaizzanti, probabilmente presenti anche nella comunità di Roma. La salvezza per mezzo della fede Il tema principale della lettera è il Vangelo: “Potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (1:16). Gli uomini “giustificati dalla fede” (5:1), spiega Paolo, hanno un rapporto nuovo con Dio, una vita sicura dell’amore di Dio e della salvezza finale (5:1-8:39). Essi possono così sperimentare un’esistenza nello spirito capace di stabilire con Dio un rapporto così intimo e confidenziale da poterlo chiamare abbà, “padre” (capitolo 8). Nei capitoli 9-11, Paolo affronta la delicata questione del rapporto tra le promesse di Dio e Israele. Certo, la non adesione di Israele a Cristo è motivo di tristezza e di preoccupazione poiché Paolo è fermamente convinto dell’assoluta centralità di Cristo per la salvezza degli uomini. Tuttavia ciò che è accaduto rimane pur sempre all’interno della logica provvidenziale di Dio: egli infatti attraverso l’incredulità di Israele ha spalancato ai gentili (il nuovo Israele della fede) le porte della salvezza e nello stesso tempo mantiene fede per sempre alle sue promesse. Paolo è dunque certo che il popolo ebraico non sia stato abbandonato da Dio e che comunque, anche se in modo non prevedibile, esso rientrerà pienamente nel disegno salvifico di Dio in Cristo. Rimane esclusa ogni presunzione: degli ebrei e dei pagani, perché tutti, in quanto peccatori, hanno assoluta necessità di essere salvati. Amore e carità verso tutti: Nell’ultima sezione della lettera, Paolo fornisce esortazioni morali e istruzioni: i credenti devono offrire i propri corpi a Dio come “sacrificio vivente” (12:1), amare i nemici (12:14-21), obbedire all’autorità civile (13:1-7), non avere debito con alcuno se non l’amore: “perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge” (13:8), ricordare che Dio è giudice di tutto (14:1-12), perciò essere tolleranti verso chi è “debole nella fede” (14:1) e rinunciare a se stessi seguendo l’esempio di Gesù, per il bene di tutti (14:13-15:13). Paolo conclude la lettera con una breve difesa delle sue attività missionarie e una dossologia (15:14-16:27). Molti studiosi suggeriscono che quasi tutto il capitolo 16, che nei testi moderni accoglie versetti che nei manoscritti antichi costituiscono l’appendice al capitolo 15, fosse in origine una lettera a sé stante; altri, tuttavia, continuano a ritenere l’attuale capitolo 16 parte dell’originale dello scritto. La lettera ai Romani è l’esposizione più sistematica, profonda e completa del pensiero teologico paolino ed è perciò uno dei testi più importanti del Nuovo Testamento.

6. Lettera agli Efesini Presenta non poche difficoltà ma a questo punto siamo in grado di coglierne il messaggio. Nella sua prima parte tratta del mistero della Chiesa, mentre nella seconda Paolo rivolge una speciale esortazione ai battezzati. Lettera agli efesini Epistola compresa nel Nuovo Testamento: tra quelle attribuite a san Paolo è una delle lettere di maggior contenuto dottrinale. La prima sezione della lettera (1:3-3:21) riguarda lo scopo finale di Dio, la ricapitolazione e la salvezza in Cristo di tutte le forze e gli esseri in conflitto. I passi-chiave della sezione sono 1:20-23, un’affermazione della supremazia universale e infinita di Cristo, e tutto il II capitolo, in cui Paolo accenna alla salvezza mediante la grazia (2:5), alla possibile riconciliazione di cristiani, gentili ed ebrei in una sola “famiglia di Dio” (2:19). La seconda sezione (4-6:17), concernente la natura e il ruolo della Chiesa, invita i lettori a essere all’altezza delle responsabilità morali imposte dalla fede in Cristo. Non tutti gli studiosi concordano sull’attribuzione della lettera a Paolo: secondo la tradizione, quando Paolo scrisse quelle a Filemone e ai Colossesi, scrisse anche una terza lettera alla Chiesa di Efeso. Rispetto alle lettere autentiche di Paolo, interessate a controversie e problemi specifici o indirizzate a Chiese particolari, il tono della lettera agli Efesini è impersonale. Perciò, secondo gli studiosi, fu scritta per circolare tra i cristiani nella provincia romana dell’Asia; le parole “a Efeso” possono essere state aggiunte al versetto d’apertura in qualche manoscritto, semplicemente perché Efeso era la principale città della regione. Incerti sono anche luogo e data di composizione: se la lettera è di Paolo, e contemporanea alla lettera a Filemone e ai Colossesi, allora fu scritta probabilmente nell’antica città palestinese di Cesarea o a Roma durante il periodo della sua prigionia (61-63 ca.); le date di composizione proposte variano dunque dal 62 al 92.

7. Lettera ai Colossesi Fondamentalmente contiene il messaggio formulato da Paolo nelle altre Lettere: con il battesimo noi abbiamo parte alla pienezza di Cristo, che è il capo. Lettera ai colossesi Epistola compresa nel Nuovo Testamento, la cui tradizionale attribuzione a san Paolo è stata messa, dal XIX secolo, in discussione; vocabolario e stile risultano infatti notevolmente diversi e le false dottrine combattute nella lettera fanno pensare allo gnosticismo del II secolo d.C. Tuttavia, molti sono coloro che mantengono l’attribuzione della lettera a Paolo: sia perché in questo senso la tradizione antica appare unanime, sia perché i temi affrontati nello scritto appartengono alle caratteristiche questioni dibattute dall’apostolo. Notevoli sono infatti le somiglianze con la Lettera agli efesini e tutto fa pensare che i due testi possano essere stati scritti a poca distanza l’uno dall’altro; la data di composizione potrebbe però oscillare tra il 54 d.C. e il più probabile 61-63 (durante la prigionia di Paolo a Roma). Scopo principale della lettera è invitare i credenti a guardarsi da una dottrina religiosa errata, che privilegia la conoscenza e le speculazioni riguardanti le potenze angeliche e gli esseri celesti rispetto alla fede, e che giunge a considerare il mondo fondamentalmente malvagio. Gli errori descritti derivavano da influenze gnostiche. Paolo condanna energicamente il culto degli angeli come sostituti di Cristo ed esorta alla fede nel Cristo crocifisso e risorto, immagine dell’invisibile Dio; afferma inoltre che la fede in Cristo libera i credenti dalla falsa saggezza del mondo e dall’osservanza di regole vane. L’epistola, che si conclude con un’esortazione a imitare Cristo amando e servendo in letizia Dio e l’umanità, include alcuni brani molto noti, tra cui quelli riguardanti la Chiesa, rappresentata come il corpo di Cristo (1:15-20), e il battesimo (2:12-15).

8. Lettere pastorali, le due a Timoteo e quella a Tito Vanno lette con una nuova chiave interpretativa: esse infatti contengono una lunga serie di raccomandazioni che Paolo rivolge ai suoi due discepoli prediletti, affinché imparino a reggere le comunità ecclesiali loro affidate. Lettere a Timoteo e Tito Tre lettere del Nuovo Testamento, due delle quali erano indirizzate a Timoteo e la terza a Tito, entrambi discepoli e collaboratori di san Paolo. Sono note comunemente come “lettere pastorali” perché riguardano soprattutto l’organizzazione ecclesiastica, i doveri del ministero (1 Timoteo 3:1-13), l’unificazione della dottrina (2 Timoteo 1:13-14) e le regole di comportamento cristiano (2 Timoteo 2:8-15:5; Tito 2:1-3:8). Anche se la tradizione ecclesiastica le attribuisce a Paolo, gli studiosi moderni ritengono che il linguaggio, lo stile e la situazione storica tratteggiata non corrispondano a quelli che caratterizzano l’epoca paolina, e le ascrivono piuttosto a un autore sconosciuto della fine del I secolo.

9. Le due Lettere ai Tessalonicesi e la Lettera a Filemone Le prime scritte da san Paolo, si caratterizzano soprattutto per il loro messaggio escatologico, relativo agli ultimi eventi della storia della salvezza. Esse tuttavia contengono anche pagine autobiografiche di Paolo, intrise di un amore che assume fattezze sia materne sia paterne. L’ultima la più breve di tutte, non è altro che un biglietto di presentazione che Paolo invia a Filemone per raccomandargli Onesimo «lui, il mio cuore»: uno scritto brevissimo ma ricco di pathos e di carità. Lettere ai tessalonicesi Due epistole di san Paolo appartenenti al Nuovo Testamento. La prima fu scritta intorno al 50-51 d.C.; la seconda, se è opera di Paolo, venne redatta probabilmente qualche tempo dopo nel medesimo anno. Entrambe le lettere, scritte a Corinto, erano indirizzate ai neoconvertiti alla fede di Cristo che risiedevano nell’antica città macedone di Tessalonica, l’attuale Salonicco. L’antichità dei due documenti, redatti a soli due decenni dalla morte di Cristo, consentono di raggiungere un periodo storico relativo alla predicazione cristiana e alle dottrine professate dalle più antiche comunità, precedente agli stessi vangeli, in quell’epoca non ancora redatti. Vi si manifesta un più deciso sfondo apocalittico, un’ansia di salvezza legata alle attese dell’imminente ritorno del Signore. La successiva riflessione e teologia paolina allenterà la tensione, in una più matura consapevolezza del “tempo della Chiesa” come tempo di grazia. Prima lettera L’epistola fu inviata dopo il ritorno a Corinto di Timoteo, il coadiutore missionario di Paolo, con la notizia che la Chiesa di Tessalonica, appena fondata, restava fedele malgrado l’ostilità ebraica e pagana. Paolo reagì alla notizia con gioia e gratitudine e con amorevole preoccupazione per i nuovi convertiti (capitoli 1-3). La lettera riferisce i ricordi della missione e dell’opera apostolica di Paolo a Tessalonica (2:1-16), il suo grande desiderio di rivedere i tessalonicesi e lo scopo dell’invio di Timoteo laggiù (2:17-3:10). I capitoli 4-5 contengono soprattutto indicazioni etiche e dottrinali; Paolo assicura che non occorre preoccuparsi per i cristiani che muoiono prima della parusia (il ritorno di Cristo), perché verranno assunti in cielo al riapparire di Cristo (4:13-18). Quanto al tempo della sua seconda apparizione e al giorno del giudizio, i lettori già sanno che il momento finale giungerà inaspettato, quando tutti crederanno di essere in pace e al sicuro. Allora nessuno dei figli delle tenebre sfuggirà all’ira di Dio, mentre i fedeli, i figli della luce, otterranno la salvezza (5:1-11). Seconda lettera L’occasione da cui scaturì la seconda epistola fu, secondo molti studiosi, una successiva relazione circa la situazione di Tessalonica. I convertiti venivano ancora perseguitati e alcuni di essi, forse per la severità delle persecuzioni, si erano convinti dell’imminenza della fine. La risposta iniziale di Paolo è di incoraggiamento e avverte che la paziente fermezza nelle persecuzioni rappresenta la primizia della salvezza definitiva. Paolo chiede ai “fratelli” di non lasciarsi ingannare: il giorno finale non è giunto, né giungerà prima dell’avvento del “figlio della perdizione” (2:3), che sarà preceduto da una ribellione contro Dio. Paolo infine consiglia come educare e correggere gli oziosi e gli indisciplinati esortando a guardarsi dalla “vita disordinata”. Particolarmente interessanti risultano inoltre i passi della lettera riguardanti l’Anticristo (2:3-12) e il “mistero dell’iniquità” (2:7). Lettera a Filemone Epistola di san Paolo compresa negli scritti del Nuovo Testamento, redatta mentre l’apostolo si trovava a Roma, probabilmente in condizione di prigionia (1:1, 9-10, 13, 23). La data è collocabile tra il 61 e il 63 d.C. Unica lettera di san Paolo indirizzata a un singolo per scopi privati, si compone di soli 25 versetti. San Paolo scrive a Filemone, un “diletto collaboratore” (1:1) che vive a Colossi (Asia Minore), in difesa di uno schiavo dello stesso Filemone, Onesimo, il quale sarebbe fuggito probabilmente dopo aver derubato il suo padrone. Sotto la guida di Paolo, però, Onesimo è diventato un “utile” (11) convertito alla fede di Cristo. Paolo vorrebbe tenere il fuggiasco con sé, ma non avendo il consenso di Filemone, restituisce Onesimo (con la lettera) al padrone “non più come schiavo”, ma come un “fratello diletto” (1:16). Chiede a Filemone di accoglierlo come fosse lui stesso, di perdonarlo per il danno subito mettendolo “sul suo conto”, e accenna addirittura all’emancipazione dello schiavo (21). Paolo non attacca apertamente lo schiavismo, istituzione accettata presso molti popoli dell’antichità, ma intende unicamente comunicare che Onesimo, convertendosi, era diventato fratello in Cristo, cioè pari a lui in Cristo. Il fatto che lo schiavo si dovesse considerare “fratello” di Filemone, suo padrone legale, rappresenta un’idea rivoluzionaria per quei tempi.

10. Lettera agli Ebrei Viene adottato, con uno stile nuovo e assai diverso da quello adottato da Paolo nelle altre Lettere, affronta il tema del sacerdozio di Cristo e ne presenta le principali caratteristiche. Lettera agli ebrei Epistola tradizionalmente attribuita a san Paolo e così denominata a partire dal III secolo d.C. La paternità della lettera è stata oggetto di controversie fin dall’inizio: Tertulliano, ad esempio, l’attribuì a Barnaba, compagno di Paolo. Dal II secolo in poi, tuttavia, nelle chiese cristiane dell’Oriente del Mediterraneo, venne ritenuta opera dell’apostolo. In Occidente questa attribuzione fu accettata da sant’Agostino nel V secolo, il quale, con la sua autorevolezza, trasferì l’opinione anche agli esegeti posteriori. Gran parte degli studiosi moderni ritiene invece che la lettera non sia opera di Paolo, a causa di alcune evidenze testuali, stilistiche e di pensiero che ne rendono impossibile l’attribuzione all’apostolo. Lo scritto non si rivolge a un destinatario in particolare ed esordisce privo dei consueti saluti caratteristici delle lettere paoline. Lo si ritiene indirizzato a una comunità di convertiti dall’ebraismo che avevano nutrito ripensamenti circa la conversione a causa della crescente persecuzione dei cristiani nell’impero romano alla fine del I secolo. A rigore non andrebbe nemmeno definito come lettera, trattandosi invece di un’omelia letteraria o di un trattato scritto in forma di omelia. Nella prima parte, la più lunga (1:1-10:18), l’epistola agli ebrei è un trattato teologico sulla superiorità del sacerdozio di Cristo e sull’efficacia del suo sacrificio rispetto a quelli della tradizione antica. La parte conclusiva, più breve (10:19-13:25), esorta i cristiani a perseverare nella fede. Quanto alla sua stesura, si ipotizza una data antecedente il 70 d.C., anno in cui il tempio di Gerusalemme venne distrutto dai romani, soprattutto perché dopo la caduta della città non rimase alcuna comunità cristiana di ebrei. Alcuni studiosi, invece, propongono una data più vicina alla fine del I secolo, tra l’80 e il 90.

La politica a Rovereto

Ciao a tutti,
ritorno sulla scena di Rovereto per riprendere i discorsi del nostro partito a fronte del lavoro che le comunali del 2010 ci porteranno a fare. Tenuto presente4 del " grande progetto di Centro" ritengo utile iniziare a discutere in modo costruttivo già da oggi sul cosa fare nei prossimi cinque anni per irlanciare Rovereto e per avere una propria autonomia e determinazione nel portare avanti tematiche importanti come l'urbanistica, la formazione, il sociale, la sanità.
L ' Udc ha seguito un percorso lineare, e non solo negli ultimi mesi. Noi per primi abbiamo posto all'attenzione, più di un anno fa, l'occasione delle elezioni provinciali come momento di progettualità politica per il Trentino. Indicavamo due punti principali a cui dare risposta:
1. la fragilità del «sistema Trentino» davanti alle nuove sfide dell'economia e degli assetti istituzionali nazionali ed europei, rispetto alle quali occorre irrobustire il governo dell'Autonomia;
2. la necessità di vincere il diffuso timore per il futuro che attanaglia giovani e famiglie davanti ad una crisi economica e culturale, superando la risposta puramente assistenziale per coinvolgere invece in un nuovo protagonismo sociale tutte le energie di cui il territorio è ancora ricco.
Nasceva da qui, insieme ad una critica per certe inadeguatezze della giunta provinciale, la nostra affermazione di una idea politica degasperiana, «territoriale» perché attenta ai problemi concreti, capace di trarre ispirazione dalla dottrina sociale cristiana come grande risorsa per progettare il futuro, guardando all'orizzonte politico dell'Europa in cui ci collochiamo come soci fondatori del Partito popolare europeo. Nella nostra visione della politica non trova posto l'idea di «essere contro» qualcuno, sia quando si tratti di Prodi, che di Berlusconi, che di Dellai, ma la moderazione dei toni non vuol dire che non abbiamo idee e programmi, che sono chiaramente e sicuramente alternativi alla socialdemocrazia e alla sinistra, da cui ci distingue la cultura politica stessa. Noi abbiamo una proposta politica, energie e risorse da mettere a disposizione del Trentino, e siamo in grado di esprimere nostri candidati. A livello nazionale questa impostazione ci ha portati a essere «da soli» al centro, pur di non scioglierci nel contenitore indistinto e imprecisato del Pdl. L'elettorato ci ha consentito una presenza parlamentare, e ha incoraggiato il nostro partito a proseguire un percorso «costituente di centro», che vuol dare forma ad un nuovo partito che collabori alla guida del Paese partendo da una posizione «di centro», di ispirazione cristiana, con una politica solidaristica ma non dirigista. Tanto a livello nazionale, che a livello provinciale. La prima opzione, coerente con la scelta nazionale, è stata quella di proporci da soli, con un nostro candidato. Sono quindi successi due fatti, importanti:
1. il presidente Dellai ha promosso la novità del partito territoriale, che tanti punti di contatto ha con le nostre posizioni, espresse in epoca non sospetta, pur con differenze non marginali, in particolare per quanto riguarda il rapporto con il Pd;
2. il centrodestra ha snobbato le nostre proposte, e si è sbilanciato assegnando alla Lega una posizione di centralità che non ha precedenti nella storia politica del Trentino, mentre il resto della coalizione ha manifestato divisioni e incertezze che molti dubbi suscitano sulla capacità di governo e sul senso di responsabilità politica.
Non abbiamo preclusioni personali nei confronti del senatore Divina, ma la centralità della Lega nella coalizione è un grosso ostacolo a una nostra collaborazione, proprio dal punto di vista programmatico. Basti porre mente a due questioni:
1. il problema dell'immigrazione, che richiede di trovare il giusto equilibrio nel rispetto della dignità della persona, per garantire la sicurezza a tutti i cittadini, l'accoglienza agli immigrati onesti, il cui lavoro e la cui integrazione sono utili per l'economia del Trentino;
2. il problema dell'assetto istituzionale nazionale, in cui il federalismo propugnato dalla Lega si propone di mettere in discussione la nostra Autonomia speciale (non lo diciamo noi, ma esponenti leghisti tra i quali il sindaco di Verona).
Un governo trentino a guida leghista è una forzatura che lascia perplessi. La scelta alternativa, a questo punto, non può essere però quella di correre da soli, perché non avrebbe influenza sull'esito elettorale, bensì quella di perseguire fino in fondo il progetto politico del «centro» di ispirazione cristiana con le forze politiche a esso più affini e più interessate: Upt e Patt, in primo luogo, con un programma omogeneo, basato sulla centralità della famiglia, sulla promozione delle realtà sociali ed economiche di tutto il territorio trentino, su una valorizzazione dell'autonomia che guardi al futuro. E forse dal punto di vista istituzionale, occorrerebbe recuperare un quadro più rigoroso di incompatibilità tra incarichi politici locali e nazionali. Crediamo che questo «Centro» possa diventare il baricentro della politica italiana, e si ponga oggettivamente in alternativa ai due schieramenti oggi prevalenti, del Pd e del Pdl. Se poi su questo Centro convergeranno altri, sulla base del confronto e dell'affinità di visioni politiche, il Trentino diventerà laboratorio di buona politica per stabilizzare il Paese e affrontare i problemi. Non vediamo al momento nel centrodestra chi si adoperi per questo scopo, e per quanto riguarda il Pd. In Germania il governo di unità nazionale nato per volontà degli elettori sta operando, senza confusione di identità, per il bene del Paese con un capo del governo indubitabilmente centrista.